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Indice
Il movimento delle Chiese “dei Fratelli” in Italia
Il Conte Piero Guglielmo Guicciardini
Il Rossetti
Gli ''operai del Signore''
Le chiese nel XX secolo
Riferimenti
Tutte le pagine

Mentre in Toscana le riunioni poterono continuare solo in condizioni di grande precarietà e clandestinità, Guicciardini ottenne la cittadinanza Inglese; la stampa dei maggiori quotidiani britannici stigmatizzò l’illiberalità della condanna sancita dalle autorità granducali. Intorno al 1852 iniziò a frequentare regolarmente le riunioni delle Chiese dei  Fratelli inglesi nella cittadina di  Teignmouth (la stessa di cui per tanti anni era stato pastore George Muller,prima del suo trasferimento alla Bethesda Chapel di Bristol) – lo strappo con Darby si era già consumato e il Guicciardini fu soprattutto in contatto con l’ala più aperta del movimento. Non sembra che coltivasse particolari legami con gli altri – numerosi – Evangelici italiani esuli in Gran Bretagna: per loro – in generale – l’aspirazione all’indipendenza e all’unità e all’indipendenza nazionale e alla libertà religiosa si fondevano in un’unica visione; è probabile che proprio  questo “connubio” fra politica e religione, non incontrasse la piena sintonia del conte, che pure non era insensibile a temi di attualità politica, ma preferiva mantenere i due piani rigorosamente distinti. Ciononostante proprio fra questi patrioti trovò il suo più prezioso collaboratore, nella persona di Teodorico Pietrocola Rossetti, che – diversamente dal conte – per le sue idee politiche (aveva preso attivamente parte ai moti del 1848) era stato condannato a morte, e era riuscito ad arrivare a Londra grazie ad una fuga. Qui fu ospitato dal suo più celebre cugino, il poeta pre raffaelita Dante Gabriel Rossetti.

Passeggiando  un giorno in riva al mare, il Guicciardini chiese al suo amico cosa sarebbe stato della sua anima se fosse morto quella notte stessa. In capo a pochi giorni, Rossetti affidò quella sua anima a Gesù Cristo, e da allora prese anch’egli a frequentare regolarmente le riunioni della Comunità dei Fratelli di Londra. Proprio tale comunità incaricò i suoi due membri italiani più illustri, Guicciardini e Rossetti, a porre le basi per l’evangelizzazione della penisola, partendo però non dalla Toscana, ma dal Piemonte, dove le differenti condizioni politiche avrebbero consentito una maggiore libertà di movimento. In questi anni il Guicciardini ebbe anche una breve esperienza sentimentale: si fidanzò con una giovane donna inglese, sul cui nome riuscì a mantenere il più stretto riserbo: che si trattasse di Mary Eling Elliot è solo un’ipotesi basata su una breve dedica da lei indirizzatagli più di due anni prima della data del fidanzamento. Maggiori indizi è possibile trovare sulle ragioni che portarono i due a rompere il fidanzamento: forse una malattia ereditaria da cui la giovane scoprì di essere affetta, forse il troppo grande divario sociale fra i due…

A questa sfortunata esperienza però, risalgono alcuni cambiamenti profondi nell’animo del conte, che – purtroppo – si rifletteranno in tutto il primo evangelismo italiano: il suo carattere – precedentemente descritto come piuttosto bonario – si indurì; inoltre, maturò una grande diffidenza verso il sesso femminile, dimenticando il ruolo fondamentale che proprio una donna – Matilde Calandrini – aveva avuto sullo sviluppo dell’evangelismo in Toscana e sulla sua stessa conversione a Cristo: l’Evangelo predicato da Guicciardini al suo rientro in Italia, era ormai un evangelo dove il ruolo della donna era ridotto al minimo…

Ma prima di occuparci della predicazione del Vangelo in Italia, è necessario mettere in risalto l’altra grande attività del conte negli anni dell’esilio londinese: appassionato collezionista di libri antichi e rari (Bibbie, scritti dei primi riformatori e scritti relativi alle origini della Chiesa dei Fratelli), egli stesso fu autore di una revisione linguistica della traduzione della Bibbia in Italiano, la seicentesca Diodati: la “Bibbia Guicciardini” – pubblicata dalla Society for promoting Christian knowledge.

L’evangelizzazione dell’Italia partì dunque dal Piemonte, dove il Rossetti poté recarsi nel 1857 con un passaporto firmato dallo stesso Cavour, sul quale era esplicitato che la ragione del suo soggiorno in Piemonte era di “Predicare l’Evangelo nella città di Alessandria”. Guicciardini, per il momento, restava in Esilio facendo la spola fra la Gran Bretagna, Ginevra e Nizza, dove si erano formati – diretti da lui – diversi Comitati per l’Evangelizzazione dell’Italia. In questo periodo si ricordano anche diversi incontri con Cavour (il passaporto stesso del Rossetti, probabilmente, non sarebbe stato possibile senza i contatti fra i due conti).

La prima evangelizzazione del Piemonte e – poco dopo – dell’Italia, fu purtroppo condizionata  da tre problematiche, i cui effetti continuano ancora oggi in qualche misura a farsi sentire:

-         La durezza sempre maggiore del Guicciardini nei confronti dei primi missionari, e dello stesso Rossetti cui pure era legato da una profondissima e indiscussa amicizia: tuttavia i rimproveri erano frequentissimi,e la ragione quasi sempre la stessa: i risultati – rispetto al denaro investito (denaro che era quasi sempre frutto di libere donazioni), erano troppo inferiori alle aspettative.

-         La grande diffidenza verso il sesso femminile (di cui si è già sufficientemente detto)

-         I contrasti con la chiesa Valdese.

Su quest’ultimo punto è bene dire qualche cosa: infatti, se in Toscana la chiesa Evangelica non esisteva, in Piemonte esisteva, nelle Valli Valdesi, una antica comunità Valdese, e lo Statuto Albertino del 1848 garantiva loro una relativa libertà di culto.  Molti esuli per motivi politici e religiosi di altri stati italiani avevano eletto proprio lo stato Sabaudo quale luogo del loro esilio, e qui avevano iniziato anch’essi  un’opera di evangelizzazione fra gli italiani: è il caso di Bonaventura Mazzarella e Luigi De Sanctis, che predicarono l’Evangelo a Genova e Torino: essi si legarono alla Chiesa Valdese, e a tale chiesa indirizzavano coloro con cui entrarono in contatto. Quando anche i Fratelli – e Guicciardini in particolare, dall’Inghilterra giunsero in Piemonte, stabilendosi Guicciardini a Nizza e Rossetti ad Alessandria, dopo un iniziale tentativo di collaborazione, la rivalità fra i due movimenti fu inevitabile.

Nel 1860, dopo la definitiva cacciata del Granduca e il ritorno al potere degli antichi amici del Conte, Ricasoli, Ridolfi e Lambruschini, Guicciardini poté tornare a Firenze, dove prese ad organizzare dei culti pubblici, ai quali invitava spesso Mozzarella per la predicazione. Anche il nuovo governo però si sforzò di limitare la libertà di questi culti, suscitando l’indignazione del conte che tornò a Nizza; intanto però con l’unità d’Italia del 1861 e l’estensione dello Statuto Albertino a tutta la penisola, fu possibile ripensare in termini più organici l’evangelizzazione dell’Italia: in tutte le maggiori città – da nord a sud – erano presenti dei missionari sostenuti dai comitati guidati dal Guicciardini, e le aspettative erano davvero grandi.

Al contrasto coi Valdesi, si aggiunse il contrasto con uno dei “missionari”, attivo soprattutto in nord Italia, Alessandro Gavazzi, animato più da passione politica che da sincero fervore religioso: fu chiaro alla chiesa Valdese che il suo era più che altro un acceso anti clericalismo non supportato da un’autentica fede in Cristo, e per questo non gli fu mai consentita alcuna forma di predicazione in seno alla chiesa Valdese; le “Chiese Libere” (tale in Italia – a  quel tempo - il nome del movimento) non ebbero la stessa chiara visione, né avrebbero avuto gli strumenti istituzionali per “proibire” a qualcuno di predicare: quando Guicciardini tentò di farlo per vie traverse – cioè ritirando il sostegno economico a chi gli avesse permesso di predicare – fu accusato di Plymouthismo, quasi ch’egli fosse un novello Darby – ovvia la confusione fra i due termini “Darbismo” e “Plymouthismo” (il plymouthismo era  proprio la corrente più aperta che si opponeva a Darby, e in tal senso il conte fu certamente plymouthista: egli stesso criticò fortemente, nei suoi scritti, il separatismo di Darby), e anche la superficialità del giudizio: una cosa è “scomunicare” chiunque riceva in comunione qualche predicatore di cui non si condividono tutte le posizioni  o anche qualsivoglia membro di una sua comunità, ben altra cosa è non sentirsi di appoggiare economicamente un predicatore con cui non si è in sintonia e sulle cui stesse motivazioni rimangano molti punti interrogativi…

Ma un certo “Darbysmo”, ahimè, caratterizzò il passo successivo dei due amici, che nel 1863 pubblicarono un opuscolo anonimo dal titolo: “Principi della Chiesa romana, della Chiesa protestante e della Chiesa cristiana” (noto anche come “Libro dei Principi”). Il tono durissimo nei confronti dei “Protestanti” (soprattutto dei Valdesi, ma anche Darbisti e Plymouthisti) portò ad una divisione: nacque nel 1865 la “Chiesa Italiana Libera”, di impostazione presbiteriana e guidata dal Gavazzi e dal pastore scozzese McDougall, cui aderirono 22 chiese e diversi missionari precedentemente sostenuti dal Guicciardini. Fra le due denominazioni, comunque, rimase una certa cooperazione e rispetto. Mentre la Chiesa Libera fondata dal Gavazzi si sfaldò e morì con la sua morte, le Chiese Libere di Guicciardini e Rossetti superarono – pur con una certa fatica – la crisi del 1865 (anche grazie al viaggio in Gran Bretagna dello stesso Rossetti, che si affannò a ricucire lo strappo almeno con i Fratelli inglesi), e a partire dal 1880 assunsero il nome di “Chiese dei Fratelli”.

Nel 1866 il Conte tornò a Firenze, e anche Rossetti vi si trasferì, e cercarono di unificare le tre comunità libere della città, guidate da Miss Johnson, Miss Brown, e da Cesare Magrini. Il conte stesso fondò una quarta comunità, che si riuniva in Via Maggio 15, che guidava insieme con sua sorella Giulia, unica altra membra convertita della sua famiglia…

Le trattative per l’acquisto del locale di culto in Via della Vigna Vecchia iniziarono 10 anni dopo, e il locale fu acquistato nel 1880, grazie anche ai contributi molto generosi di molti fratelli Inglesi e Svizzeri – oltre che dello stesso Guicciardini, che si spegnerà pochi anni dopo, il 23 Marzo 1886; le nuove leggi non consentivano più le inumazioni all’interno del centro Cittadino e per questa ragione Guicciardini non poté essere sepolto nel cimitero Evangelico degli Inglesi; sarà sepolto nel piccolo cimitero di Musona dove tuttora è visibile la sua tomba.



 

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