Guerra in Kirghizistan, la situazione dei cristiani Stampa

OSH (Kirghizistan) - Porte Aperte propone un resoconto sulla situazione dei cristiani in Kirghizistan, teatro di una sanguinosa guerra civile che ha già causato quasi 200 morti, migliaia di feriti e centomila profughi.

In questi giorni si registrano scontri tra i due principali gruppi etnici locali, kirghisi e uzbechi, in particolare scoppiati nel sud il 10 giugno scorso e trasformatisi nelle più gravi violenze registrate in 20 anni in questo Paese, in cui vive una minoranza cristiana (stime vecchie di un paio di anni parlano di 600mila cristiani) che affronta discriminazioni di vario genere, più che altro nell'ambito della vita sociale.
Finora Reuters riporta 184 morti (quasi tutti uzbeki), duemila feriti e circa 100mila profughi, in fuga verso l'Uzbekistan. In gran parte le violenze sono avvenute a Osh, una cittadina di casette di fango alternate a edifici tipici dell'epoca sovietica che sorge vicino al confine con l'Uzbekistan: un terzo degli edifici è stato distrutto e il The New York Times denuncia la partecipazione addirittura di frange dell'esercito kirghiso in una vera e propria caccia all'uzbeko. Il periodico Guardian riporta, infatti, le parole di molti profughi uzbeki, che oltre ai morti negli scontri a fuoco raccontano di omicidi indiscriminati di donne e bambini, stupri e incendi appiccati nelle loro case.

Le notizie vengono confermate da fonti locali, che riferiscono a Porte Aperte: «la situazione è davvero complessa. Non ci sono solo i colpi di arma da fuoco, bensì anche stupri e assassini. Tutti i maggiori negozi o mercati sono stati dati alle fiamme o saccheggiati. In questi giorni non si riesce a trovare nessun tipo di cibo in vendita. La gente mangia quello che aveva in dispensa in casa».

Le frontiere con l'Uzbekistan sono state chiuse; la stessa fonte di PA, un pastore evangelico, racconta: «Non ti è permesso lasciare la città. Tutti quelli che provano a scappare dalla città vengono fermati dai check point militari. Ti ordinano di tornare indietro e di combattere per il gruppo etnico a cui appartieni».

Nelle comunità cristiane esistono membri sia di un'etnia che dell'altra, kirghisi e uzbeki, ma «i kirghisi che vengono scoperti ad aiutare qualche uzbeko vengono severamente puniti; gruppi di donne cristiane sono nascoste nei seminterrati delle case, in attesa di aiuto. Alcuni pastori cercano di soccorrere e aiutare chiunque, indipendentemente dall'etnia e questo li espone al pericolo di ritorsioni».

Fonte: Porte Aperte

Foto: Ansa